
Salendo da Rosciano verso l’Eremo camaldolese di Montegiove, dopo poche centinaia di metri sulla destra, un cancello consente l’accesso ad un lungo e ripido viale alberato che conduce a Villa Rinalducci, una delle più note e splendide residenze nobiliari del circondario di Fano. Collocata su un ampio pianoro, delimitato da una folta vegetazione, la dimora a pianta rettangolare ha la facciata impreziosita da una singolare scala a tenaglia dalla sommità della quale si spazia con lo sguardo sulla valle del fiume Metauro e verso il mare Adriatico. L’aspetto attuale della dimora risale presumibilmente alla seconda metà del XVIII secolo, quando il conte Lelio Rinalducci del 1754 (come è documentato) decise di trasformare in “casino di delizie” la preesistente struttura agricola che gli era pervenuta in eredità dalla nobile famiglia fanese Palazzi Gisberti.
Al periodo 1754-1771 è riconducibile sia la scala, che impreziosisce la facciata (dotata anche di lesene, del frontone con pinnacoli in pietra e dello stemma gentilizio), sia la cappella addossata al lato opposto e fruibile sia dall’interno che dall’esterno mediante accesso autonomo laterale. Quest’ultima è a navata unica e l’altare, decorato in stucco veneziano, era sovrastato da una grande pala raffigurante la Madonna del Rosario (dal 1990 della Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano), attribuita al pittore fanese Sebastiano Ceccarini, ai lati della quale è documentata la presenza delle immagini di due Santi domenicani, uno per lato, raffiguranti, in ovali ad olio su tela, San Vincenzo Ferrer e San Luigi Betràn, come indica una lapide collocata nel muro controfacciata entrando a sinistra: “A Dio Ottimo Massimo questa cappella, che già da tempo i suoi antenati avevano dedicato alla Vergine madre di Dio e ai Santi Vincenzo e Luigi, Lelio Rinalducci, nobile fanese figlio di Pier Paolo, con il beneficio di Clemente XIV Sommo Pontefice, ebbe cura di trasferire in questo luogo e di costruire in una forma migliore rispetto a prima nell’anno della salvezza compiuta 1771. La residenza contigua non gode dell’immunità ecclesiastica”.
L’edificio, intonacato solo sulla facciata principale e per il resto realizzato con mattoni a vista, si sviluppa su tre piani: quello nobile centrale è costituito da una serie di ambienti contigui che si aprono uno sull’altro, tra i quali sono riconoscibili un ampio salone, abbellito da stucchi e pregevoli modanature, un salottino e quattro stanze (forse da letto).
Il piano sovrastante, che in origine ospitava i magazzini, ma era stato successivamente suddiviso per accogliere le stanze della servitù, si volge all’esterno con una serie di aperture ellissoidali (sulla facciata solo decorative), mentre al piano terra è riconoscibile un’ampia cucina, una dispensa ed altri locali per il soggiorno quotidiano.
Sul lato posteriore della villa si estende un vasto giardino ricco di vegetazione, delimitato ai lati da querce e cipressi ultra centenari e da cespugli di bossi di notevoli dimensioni, che ombreggiano un sentiero usato dai contadini delle proprietà adiacenti per accedere con discrezione alle funzioni religione della chiesetta.
Accanto a questa, di lato, sorge ancora una cisterna per la raccolta dell’acqua, che in origine garantiva autosufficienza idrica al complesso, che comprende anche altri edifici posti a sinistra del viale di accesso alla Villa.
Il primo di essi, ricostruito interamente negli anni sessanta del secolo scorso, ospitava al pianterreno un’ampia stalla e al piano superiore l’abitazione del colono.
A ridosso di questa costruzione sorge un edificio più piccolo ma della stessa epoca della Villa, che era adibito ad alloggi per la servitù e a magazzini, tra i quali si segnala un locale sotterraneo (“neviera”) destinato all’accumulo della neve per la conservazione dei cibi della stagione calda.
Il recupero architettonico eseguito ottemperando e rispettando le indicazioni tecnico-artistico-architettoniche della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici consente oggi di utilizzare Villa Rinalducci quale sede per eventi culturali ed espositivi e, in parte minore, quale luogo di ospitalità di alto livello.

Montegiove Resort Srls
via Rosciano, 20
61032 Fano (PU) Italia